“Sforzandomi di contare come vivo, ho comunque istigato non illeciti e non sospetti annusamenti di verità”…Cefalonia di Luigi Ballerini (con un reading del poeta all’Accademia di Brera e due curiosità)

Cefalonia

«[…] Parlano Ettore B soldato italiano caduto in combattimento (ma forse fucilato), e Hans D uomo d’affari tedesco nato con la camicia, ovvero capace di cadere in piedi, sia prima, sia durante, e sia, soprattutto, dopo i combattimenti. Il rapporto che lega i due “personaggi” ai fatti accaduti è assai diverso: reale e finale quello di Ettore B; decisamente surrettizio quello di Hans D. La loro convocazione in queste pagine ha senso,  quindi, solo sul piano simbolico. Vittima diretta il primo, carnefice indiretto il secondo, che deve tuttavia farsi carico del sospetto fortissimo, e pericolosissimo, che i carnefici esistano solo laddove abbia corso la cultura del disprezzo di cui egli è parte integrante.»

 

ETTORE B

sulla mia morte non ci sono dubbi. Ne rimangono invece
intorno ai modi: caduto secondo la vulgata, su di un’arma
quasi bianca, e dopo giorni di attacchi rinviati, insidiosa
corre anche voce che sia stato messo al muro. Non poteva,
l’incertezza, non turbare chi del mio silenzio s’era fatto
una specie di ragione, sia pure a mezzo di sarcasmi e scatti
di non trattenibile violenza (come assente ho suscitato attese
di esperienza che sarei stato fiero di evitare). Sforzandomi
di contare come vivo, ho comunque istigato non illeciti
e non sospetti annusamenti di verità: che una mala fede,
per dirne una, si osservi meglio se un ribrezzo intermittente
soggiace alle lusinghe di un dio massaggiatore, o quando
non gracchia al modo delle rane, né urla s’ode a destra uno
squillo di tromba cui risponde uno squillo, a sinistra. Sapersi
maschere sdipana sintomi di parossismo, di chiaroveggenza
(esserci, starci, cantare per farsela passare, per capire chi ha
chiesto e chi ha pagato impunemente il conto, la zavorra).
Vivi o morti, è da vivi che si tenta di tornare sui passi del
proprio delitto, che ci si torna, untuosi, fingendosi morti.

HANS D

scrupoli non ho che siano duri e molli come paraffina o come
olio di canfora, o di merluzzo, e diano abbrivio alla rimonta,
al rinnovamento ideale che viene a galla o slitta nel dare avere
di un’afosa teoria di santi e di megere: da ogni punto di vista
il mio è l’esempio più subdolo e inattaccabile, più ostinato e più
affetto da ritrosia. Mio, per capirsi, come “me la tengo stretta”
e “parlo per denegare tracce di connivenza privilegiata, di luce
che avvilisce la penombra del senso”. Sono tracce che non c’è
bisogno di seguire fino in fondo: perfino i mie pro tempore,
le mie magagne affossate, possiedono la lugubre destrezza
di un esilio dove il filo spinato si confonde coi rami spinosi
di un cordoglio, di una passione imprecisa. Mio come lo stile
con cui elargisco ceste febbrili di pane bianco. E poiché nulla
si può elargire al di fuori di allarmanti somiglianze, mio come
“vicariamente”, o lettera nascosta sotto il naso di tutti, caduti
e fucilati, nei giorni di un settembre che la pioggia non cessò
di picchiare, argentina, sui tegoli del tetto, sul fico e sul moro.

Luigi Ballerini (Milano, 1940),  Cefalonia 1943-2001, Marsilio, 2013

© Luigi Ballerini

Due curiosità:

1) nel testo di ETTORE B il riferimento al coro manzoniano da Il Conte di Carmagnola  (Coro dell’atto II):

S’ode a destra uno squillo di tromba;
A sinistra risponde uno squillo. […]

Per il testo completo: http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_8/t339.pdf

2) nel testo di HANS D il riferimento alla poesia Che dice la pioggerellina di marzo? di Angiolo Silvio Novaro

Che dice la pioggerellina
Di marzo, che picchia argentina
Sui tegoli vecchi
Del tetto, sui bruscoli secchi
Dell’orto, sul fico e sul moro
Ornati di gèmmule d’oro? […]

Per il testo completo: 

http://www.ips.it/scuola/concorso_99/acqua_1/PIOGGER.htm

***

Il fraintendimento della poesia e l’istigazione alla storia (un reading di Luigi Ballerini all’Accademia di Brera):

 

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