“I jumped in the river and what did I see?”…echi danteschi nella musica dei Radiohead (con testo e video di “Pyramid song” dall’album “Amnesiac”) 

Purgatorio II, 22-48

Poi d’ogne lato ad esso m’appario
un non sapeva che bianco, e di sotto
a poco a poco un altro a lui uscìo.

Lo mio maestro ancor non facea motto,
mentre che i primi bianchi apparver ali;
allor che ben conobbe il galeotto,

gridò: “Fa, fa che le ginocchia cali.
Ecco l’angel di Dio: piega le mani;
omai vedrai di sì fatti officiali.

Vedi che sdegna li argomenti umani,
sì che remo non vuol, né altro velo
che l’ali sue, tra liti sì lontani.

Vedi come l’ ha dritte verso ’l cielo,
trattando l’aere con l’etterne penne,
che non si mutan come mortal pelo”.

Poi, come più e più verso noi venne
l’uccel divino, più chiaro appariva:
per che l’occhio da presso nol sostenne,

ma chinail giuso; e quei sen venne a riva
con un vasello snelletto e leggero,
tanto che l’acqua nulla ne ’nghiottiva.

Da poppa stava il celestial nocchiero,
tal che faria beato pur descripto;
e più di cento spirti entro sediero.

’In exitu Isräel de Aegypto’
cantavan tutti insieme ad una voce
con quanto di quel salmo è poscia scripto.

Dante, Purgatorio II, 22-48

Alba sulla spiaggia ai piedi della montagna del Purgatorio. A Dante appare qualcosa di bianco, e poi un altro biancore sotto. È l’Angelo nocchiero e quel bianco sono le ali con cui, senza remi o altri strumenti umani, trasporta su una barca leggera le anime dei penitenti che intonano all’unisono In exitu Isräel de Aegypto.

Si tratta dell’incipit del salmo CXIII, il canto della liberazione degli Ebrei dalla schiavitù in Egitto. “Anticamente si cantava nel trasportare il corpo di un defunto nel luogo sacro, quasi a indicare, allegoricamente, il mistico viaggio del cristiano, prefigurato dagli Ebrei, verso la Gerusalemme celeste (cfr. Enciclopedia dantesca Treccani)”. Metafora della liberazione dell’anima dalla vita terrena, nel Purgatorio dantesco prefigura la futura liberazione dal peccato delle anime penitenti.

Alla sommità del Purgatorio, nel paradiso terrestre, scorrono due fiumi. Dante immagina che, prima di salire in Paradiso, le anime purificate  si immergano nelle acque del fiume Letè per dimenticare i propri peccati. Bisognerà però che si bagnino anche nell’Eunoè, il fiume del ricordo del bene compiuto, per terminare  il cammino di espiazione e ascendere al Paradiso celeste.

Dorè “Purgatorio II”

***

Inferno, III, 10-15; 70-120

Queste parole di colore oscuro
vid’ïo scritte al sommo d’una porta;
per ch’io: “Maestro, il senso lor m’è duro”.

Ed elli a me, come persona accorta:
“Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne viltà convien che qui sia morta.

[…]

E poi ch’a riguardar oltre mi diedi,
vidi genti a la riva d’un gran fiume;
per ch’io dissi: “Maestro, or mi concedi

ch’i’ sappia quali sono, e qual costume
le fa di trapassar parer sì pronte,
com’i’ discerno per lo fioco lume”.

Ed elli a me: “Le cose ti fier conte
quando noi fermerem li nostri passi
su la trista riviera d’Acheronte”.

Allor con li occhi vergognosi e bassi,
temendo no ’l mio dir li fosse grave,
infino al fiume del parlar mi trassi.

Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: “Guai a voi, anime prave!

Non isperate mai veder lo cielo:
i’ vegno per menarvi a l’altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e ’n gelo.

E tu che se’ costì, anima viva,
pàrtiti da cotesti che son morti”.
Ma poi che vide ch’io non mi partiva,

disse: “Per altra via, per altri porti
verrai a piaggia, non qui, per passare:
più lieve legno convien che ti porti”.

E ’l duca lui: “Caron, non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare
“.

Quinci fuor quete le lanose gote
al nocchier de la livida palude,
che ’ntorno a li occhi avea di fiamme rote.

Ma quell’anime, ch’eran lasse e nude,
cangiar colore e dibattero i denti,
ratto che ’nteser le parole crude.

Bestemmiavano Dio e lor parenti,
l’umana spezie e ’l loco e ’l tempo e ’l seme
di lor semenza e di lor nascimenti.

Poi si ritrasser tutte quante insieme,
forte piangendo, a la riva malvagia
ch’attende ciascun uom che Dio non teme.

Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s’adagia.

Come d’autunno si levan le foglie
l’una appresso de l’altra, fin che ’l ramo
vede a la terra tutte le sue spoglie,

similemente il mal seme d’Adamo
gittansi di quel lito ad una ad una,
per cenni come augel per suo richiamo.

Così sen vanno su per l’onda bruna,
e avanti che sien di là discese,
anche di qua nuova schiera s’auna.

Dante, Inferno III, 10-15; 70-120

Dante ha dei dubbi, non comprende le parole impresse sulla porta dell’Inferno. Dopo la spiegazione di Virgilio ecco l’Antinferno. Qui i due poeti incontrano gli ignavi con il loro turpe contrappasso, poi Caronte “occhi di bragia”, il traghettatore che, da una sponda all’altra del fiume Acheronte, trasporta le anime dannate al giudizio.

Michelangelo “Giudizio universale” (particolare)

***

 Pyramid Song 

I jumped in the river, what did I see?
Black-eyed angels swam with me
A moon full of stars and astral cars
And all the figures I used to see

All my lovers were there with me
All my past and futures
And we all went to heaven in a little row boat
There was nothing to fear and nothing to doubt

I jumped into the river
Black-eyed angels swam with me
A moon full of stars and astral cars
And all the figures I used to see

All my lovers were there with me
All my past and futures
And we all went to heaven in a little row boat
There was nothing to fear, nothing to doubt

There was nothing to fear, nothing to doubt
There was nothing to fear, nothing to doubt

Traduzione:

Canzone della piramide

Sono saltato dentro al fiume e cosa ho visto?
Angeli dagli occhi neri nuotavano insieme a me
Una luna piena di stelle e di macchine astrali
E tutte le apparizioni che ero solito vedere
Tutti coloro che avevo amato erano lì con me
Il mio intero passato e i miei futuri
E siamo andati tutti in paradiso su una piccola barca a remi
Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare

Mi sono gettato nel fiume
Angeli dagli occhi neri nuotavano con me
Una luna piena di stelle e di macchine astrali
E tutte le apparizioni che ero solito vedere
Tutti coloro che avevo amato erano lì con me
Il mio intero passato e i miei  futuri
E tutti insieme siamo andati in paradiso su una piccola barca a remi
Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare

Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare
Non c’era niente di cui aver paura e niente di cui dubitare

Radiohead, Pyramid song from the album Amnesiac (2001)

Lyrics by Tom Yorke

“Pyramid Song” is a piano-driven piece with vocals and lyrics by Tom Yorke. […] The lyrics of “Pyramid Song” have been seen as largely based on Dante’s Divine Comedy with references to the Inferno, Purgatory, and Paradise, though Yorke has mentioned the Tibetan Book of the Dead (Bardo Thodol), the Egyptian Book of the Dead, and Hermann Hesse’s Siddhartha as other possible inspirations. The first two lines bear a resemblance to the beginning of the first verse of “Swing Low, Sweet Chariot.” The line “and we all went to heaven in a little row boat” is nearly identical to a lyric found in Tom Waits’ 1985 song “Clap Hands,” which itself is taken from a 1965 hit by Shirley Ellis, “The Clapping Song.” (For more: http://www.greenplastic.com/radiohead-lyrics/amnesiac/pyramid-song/)

“I read that the gnostics believe when we are born we are forced to forget where we have come from in order to deal with the trauma of arriving in this life. I thought this was really fascinating. It’s like the river of forgetfulness. [Amnesiac] may have been recorded at the same time [as Kid A] … but it comes from a different place I think. It sounds like finding an old chest in someone’s attic with all these notes and maps and drawings and descriptions of going to a place you cannot remember.” – Songwriter Tom Yorke (source: “BRIGHT YORKE!”. NME. IPC Media. 31 January 2001. Retrieved 27 March 2011 from en.wikipedia.org)

Video: Pyramid song

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